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Prende corpo la politica estera di donald trump



Il lungo viaggio del Presidente Trump culminato nella partecipazione al G7 di Taormina ha consentito di apprezzare l’ampiezza della svolta che intende imprimere alla politica estera degli Stati Uniti. Seppure non si siano registrate vere novità rispetto ai temi della campagna elettorale, ha destato sensazione la determinazione con la quale il nuovo inquilino della Casa Bianca ha iniziato ad attuare il suo programma, centrato sul perseguimento di interessi riconfigurati in senso mercantilista.

Trump desidera porre fine alla fase imperiale della storia americana senza destabilizzare il pianeta. In questo disegno, la lotta al terrorismo riveste una funzione strumentale essenziale: è infatti un obiettivo condiviso che permette di ridefinire l’apporto dei singoli Stati alla sicurezza internazionale.

Il Presidente americano ne ha parlato in ogni tappa, chiarendo ad esempio ai leader dei Paesi sunniti che incomberà su di loro la responsabilità principale dello sradicamento dell’estremismo e poi sottolineando come anche l’Alleanza Atlantica dovrà riorientarsi verso Sud per contribuire a sconfiggere i jihadisti. Al suo interno, inoltre, spese militari e partecipazione alle operazioni dovranno essere riequilibrati, in modo tale da ridurne il peso sugli Stati Uniti.

Trump ha altresì rivendicato il diritto del suo Paese a difendere i propri confini ed ha auspicato il coinvolgimento della stessa Nato nel controllo dei flussi migratori. Pur riconoscendo la necessità di arginare le tendenze protezionistiche, il Presidente ha inoltre costretto i propri partner del G7 ad accettare i principi del fair trade, che escludono l’accumularsi di forti surplus commerciali. Anche sul clima, Trump si è riservato il diritto di decidere. Non si è fatto piegare.

Su ogni partita è però fatale che si apra un negoziato, perché non tutti i partner degli Stati Uniti accetteranno passivamente questi nuovi orientamenti. Se i sauditi hanno subìto una specie di commissariamento – perché deboli e timorosi dell’Iran, da cui potranno proteggersi solo con le armi americane – la Germania, che vive di export, pare in effetti intenzionata a dare battaglia, accentuando la propria leadership sull’Ue per porre quest’ultima in rotta di collisione con Washington e, probabilmente, anche Mosca.

La circostanza, naturalmente, imbarazzerà l’Italia, che dovrà sempre più spesso scegliere fra partner in lite. In un simile scenario, è auspicabile evitare opzioni definitive, decidendo invece, caso per caso, sulla base di un calcolo non ideologico degli interessi in gioco.

a cura di Germano Dottori