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Born to be brand



A cosa sta lavorando Riccardo Pozzoli, l'uomo che ha creato il fenomeno Chiara Ferragni.

Cosa ha in cantiere per il futuro Riccardo Pozzoli? Del suo passato si sa praticamente tutto. E ciò che ancora non si sapeva ha pensato bene di metterlo, a poco più di 30 anni, nero su bianco in un libro, "Non è un mestiere per vecchi", da poco arrivato in libreria con De Agostini. Lui, l'uomo dietro al successo di The Blonde Salad, il fashion blog di Chiara Ferragni, è stata la mente imprenditoriale di quella che Forbes ha incoronato l’influencer più importante del mondo. Eppure sembra non volersi fermare, tra le partecipazioni in Tbs Crew, la società che gestisce The Blonde Salad; in Foorban, startup di food delivery; nell’app di social shopping Depop, cui affianca il ruolo di direttore creativo dell’area social e influencer per Condè Nast oltre che l’attività come consulente e speaker. Anche ora, nella sua nuova vita divisa tra Milano e la California (“ma le mie aziende sono tutte in Italia”, tiene a precisare).

Lo raggiungiamo proprio negli Stati Uniti, dove tutto è cominciato, perché è durante un’esperienza di lavoro a Chicago che Pozzoli, laurea in finanza e master in marketing alla Bocconi, intuisce che in America – siamo nel 2008 - i blogger fanno tendenza e condizionano enormemente i consumi, tanto da lanciare pochi mesi dopo il blog della regina delle influencer (all’epoca sua fidanzata).

E oggi? Cosa sta ispirando Pozzoli? “Partirei da un assunto: sappiamo che il cosiddetto primo mondo non ha più bisogno di consumare per necessità, ma lo fa perché si riconosce nei valori che un marchio rappresenta. Ecco perché oggi dobbiamo pensare a noi stessi come a un brand, concetto che negli Usa è ampiamente sdoganato e a cui i social possono contribuire sostanzialmente gratis. In questa fase quindi sto pensando a cosa sarà il mio brand e a quali saranno i brand globali tra 50 anni, immaginando che i macro-brand avranno un peso ancora maggiore di oggi, perché il mondo sta andando in quella direzione”.

Certamente. Gli chiediamo però quali spazi ci siano per creare nuovi brand in un mondo dominato da Amazon e altri big ormai onnipresenti. “Non si può più inventare nulla, ma si possono identificare i settori nei quali mancano i brand forti e lavorare su quelli. In questo senso si possono tenere d’occhio mondi come quelli delle criptovalute, del food e del design.

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E ancora, i lettori ritroveranno il primo inserto speciale Forbes Best Influencer Cars.